Android Wear? No grazie

Negli ultimi giorni, in seguito alla presentazione dei primi dispositivi Android Wear avvenuta durante il Google I/O 2014 (qui il nostro articolo), si registra un numero notevole e sempre crescente di app dedicate alla nuova gamma di smartwatch.

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Da tempo stavo pensando all’acquisto di uno smartwatch, ho provato un Sony LiveView lo scorso anno e, con tutti i suoi limiti, l’avevo trovato molto comodo. Negli ultimi sei mesi sono stato combattuto su quale dovesse essere il degno successore del mio primo smartwatch. Per un certo periodo Sony Smartwatch 2 è stato in cima alla lista delel mie preferenze, mentre il Galaxy Gear mi tentava ma il fatto che funzionasse solo con smartphone Samsung era un grosso limite. Sono sempre stato amante della gamma Nexus (anche se sei mesi fa usavo un Galaxy Note 2) e volevo uno smartwatch che fosse compatibile con qualsiasi dispositivo.

Avevo seguito le vicende di Pebbel, nato da Kickstarter e dotato di parecchie caratteristiche per me importanti, quali visibilità sotto la luce del sole ed autonomia. Tra un dubbio e l’altro si è avvicinato Aprile, e Google ha presentato Android Wear e questo mi ha parecchio spiazzato. Un sistema operativo dedicato agli smartwatch era forse quello che mi serviva? Pazienza, mi son detto, aspettiamo di conoscere i dettagli dei nuovi modelli. Devo dire che Motorola 360 è stato l’unico a colpire veramente la mia immaginazione, con il suo look da orologio analogico ed il display circolare. Però il prezzo sembrava (ed è stato confermato) impegnativo.

La settimana prima del Google I/O sono arrivate le informazioni definitive sulla prima serie di smartwatch con Samsung che spuntava a sorpresa tra i competitor. La scelta sembrava quindi scontata, si trattava solo di decidere quale smartwach mettere al polso, con LG davanti a tutti nella mia classifica personale. Però le specifiche tecniche mi hanno “spaventato”: risoluzione elevate (viste le dimensioni dello schermo), processori oltre il Ghz, sensori, display AMOLED e… batterie da 300mAh. Ecco, ci risiamo: batterie ridicole che mi porteranno, forse a fine giornata. Ed infatti i produttori, onestamente, indicavano come autonomia 1 giorno e mezzo al massimo. Così la sera, prima di andare a letto, avrei dovuto ricordarmi di caricare anche lo smartwatch per non “perderlo” al mattino successivo.

La scelta è stata quindi pressochè istantanea: Pebble. Con meno di 100€ ho trovato un occasione su Ebay, ho cambiato il cinturino in gomma con uno di tipo militare e, per una settimana, ho dimenticato di caricarlo. Si, perchè la sua batteria dura una settimana, e il display e-ink risulta più leggibile sotto il sole che con la luce normale. Ed è compatibile con tutto, anche con l’iPhone (se mai dovessi avere la malsana idea di acquistarne uno).

Quindi ringrazio Google per aver creato una splendida piattaforma che reputo un buon punto di partenza ma, finchè l’autonomia di uno smartwatch non arriverà almeno a 5 giorni dirò: Android Wear? No Grazie!