Schrems vs Facebook: la presunta violazione della privacy

Mai sentito parlare del problema relativo alla violazione della privacy di Facebook? E di Max Schrems?

Se quest’ultimo può risultare sconosciuto ai più, al contrario la prima domanda suonerà familiare alla maggior parte di voi.

 

Come è ormai noto, i nostri dati personali sono sempre più sotto assedio specialmente nel mondo virtuale e il Social di Zuckerberg è il luogo perfetto per la proliferazione di informazioni di ogni genere.

Abbiamo accennato prima ad un certo Signor Schrems, ma chi è? Si tratta semplicemente di un ragazzo austriaco vincitore di una borsa di studio presso l’Università di Santa Clara (dunque niente meno che a Silicon Valley). In questo frangente avrebbe assistito ad una lezione sulla privacy di Facebook e proprio in questa sede si sarebbe reso conto della carenza di conoscenze sulle normative europee relative ai dati personali.

violazione della privacy_law

Max ha quindi pensato bene di preparare la sua tesi di laurea su:

“la privacy di Facebook nel vecchio continente”

 

Con le sue ricerche, viene a conoscenza del fatto che il Social più famoso del mondo detiene innumerevoli dati privati di tutti i propri utenti.

Allora, perché non intavolare una Class Action contro Zuckenberg?

Ma partiamo dall’inizio. Già nel 2000, con il Safe Harbor, fu stipulato un accordo per l’accesso ai dati personali degli utenti Europei del Social al Governo americano. Qual’è il problema? Semplice: i dati soggetti a trasferimento tra Facebook USA e Facebook Irlanda (rispettivamente quartier generale e sede sussidiaria in Europa) non sono adeguatamente protetti. In pratica non rispetterebbero, prevaricandoli, le competenze dei singoli Stati sul trattamento dei dati.

Ecco il perché della Class Action, che, neanche a dirlo, ha visto il suo inizio proprio dai social: 25.000 adesioni provenienti da tutto il mondo in pochissimo tempo!

violazione della privacy_Class Action

Il problema della privacy, lo spiare il comportamento di navigazione degli utenti (basti pensare, ad esempio, alle famose “foto arcobaleno”) è senza dubbio una questione scottante perché a rimetterci, come sempre, è l’utente ignaro di ciò che accade nel web, del giro che fanno i propri dati.

Insomma il problema potrebbe risolversi con un po’ più di trasparenza! Non è sufficiente neanche una cancellazione di un contenuto per “stare tranquilli”. Infatti, come purtroppo è ormai noto, quando si utilizza Facebook e si decide di eliminare un post, una foto o un’informazione, queste non vengono effettivamente cancellate dal Social. Non solo, non è neanche agevole riuscire a capire che utilizzo ne possa venir fatto.
Ovviamente il Social si difende con un:

tutti gli utenti hanno acconsentito al trattamento dei dati

In realtà, fateci caso, ci sono ulteriori spunte da selezionare se si vogliono eliminare quelle che il Social imposta di default. Ma un utente poco avvezzo a “trafficare” tra i pulsanti, saprà mai effettivamente in che modo saranno trattati i propri dati?

L’Europa nell’ambito del trattamento dei dati personali è sicuramente un passo avanti, prevedendo che:

l’utente deve dare il consenso in modo inequivocabile a ogni utilizzo dei propri dati, dopo essere stato adeguatamente informato sulla forma d’uso specifica.

tribunale_violazione della privacy

Tornando alla nostra Class Action, la causa è stata originariamente depositata presso un tribunale regionale austriaco nel 2004.

Ma si sa, quando si tratta di far valere i propri diritti fondamentali, le cose si allungano spropositatamente (specialmente se dall’altra parte della barricata ci si trova un simile colosso) e la Corte, solo a gennaio di quest’anno si è finalmente espressa. Non come sperato però, perché la sua decisione non è entrata nel merito di questa presunta violazione della privacy da parte di Facebook, bensì si è espressa dichiarando la sua incompetenza per difetto di giurisdizione. La palla è passata dunque alla Corte d’Appello.

Attualmente, tutti i dati degli utenti Europei, come accennato in precedenza, sono raccolti in un Server (in Irlanda) che poi li trasmette al quartier generale in USA. La battaglia legale comunque non è ancora terminata e, probabilmente, non vedrà una soluzione a breve.

Ma l’attivista austriaco non demorderà facilmente e alla fine chissà, magari riuscirà anche a spuntarla sul più noto e utilizzato Social di sempre.

Potete seguire più da vicino tutta la vicenda giudiziaria su un sito dedicato che trovate CLICCANDO QUI 

E voi cosa ne pensate del sistema della privacy di Facebook? Non esitate a comunicarcelo nei commenti.