Google implementerà il riconoscimento biometrico in Android M

Il Google I/O si sta avvicinando sempre di più e come ogni anno, i rumors affollano il web di notizie più o meno attendibili. Ma in questo caso, l’argomento trattato è molto discusso perché è supportato da teorie e prove a favore.

Fino ad oggi, il riconoscimento biometrico nei dispositivi Android è stato affidato a programmi di sicurezza scritti e implementati direttamente dal costruttore del dispositivo con conseguente frammentazione delle opportunità offerte da questa tecnologia.

Ora Google è decisa a introdurre questa tecnologia direttamente nel cuore della nuova versione di Android M in modo da avere un punto di riferimento e sopratutto un algoritmo di gestione unico e sicuro, garantito dalla stessa Google, tra i vari costruttori. Ma questa non è una notizia del tutto nuova.

Quando era in fase di progettazione, il Nexus 6 aveva tra le varie opzioni hardware in fase di valutazione, proprio uno scanner di impronte digitali, ma a seguito di svariati problemi amministrativi legati alla rivendicazione di alcuni brevetti da parte di Apple, una M alata senza funzioni specifiche ha preso il posto dedicato a questo sensore sulla scocca del Nexus. Infatti a tutti è subito sorta strana quella “M” posta subito sotto la fotocamera ed ergonomicamente perfetta per la lettura dell’indice.

Android M nexus 6-fingerprint

Tutto questo può essere associato con le stesse considerazioni, anche ai sensori oculari, capaci di leggere la disposizione dei vasi sanguigni  sul fondo dei nostri occhi, e oggetto di sperimentazione da parte di alcune case produttrici.

Inoltre, è buona regola per Google, introdurre una nuova funzione o caratteristica in abbinamento ad un nuovo hardware. Non è quindi da escludere completamente al possibilità di vedere nuovi prodotti della linea Nexus, dotati di sensore di impronte digitali, fare capolino durante la conferenza in programma per la fine del mese.

Un sensore come questo può prendere posto anche su dispositivi diversi dal solito smartphone. Dal tablet allo smartwatch, con la possibilità di semplificare molte procedure di autenticazione e di sblocco, ora affidati a lunghe password.