Google e la privacy: altro che Grande Fratello

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Google ormai è al centro di tutto. Infatti non credo esistano utenti che, almeno una volta al giorno, non facciano riferimento alla stessa (fra motore di ricerca, mail, Android, Chrome, YouTube…..). Tramite le ricerche effettuate, Google capisce cosa ti può interessare maggiormente per mettere degli appositi banner (esempio: se cerchi spesso “scarpe” è difficile che ti ritrovi banner riguardanti negozi di elettronica), creando così un “servizio di pubblicità”.

“Servizio di pubblicità” che non riguarda solo i servizi forniti direttamente da Google, infatti con Google AdWords praticamente TUTTI i siti fanno riferimento a Google (il mio sito sarà facilmente rintracciabile su Google e io mi prendo la sua pubblicità, in poche parole).

Parallelamente alla “scoperta” di Heartbleed, Google suggerisce di migliorare la propria privacy (mettendo password più complesse, evitando l’accesso da postazioni multiple ecc…) in modo da salvaguardare i dati dell’utente (e per dare una continuità al “servizio di pubblicità” di Google). Probabilmente Google è rimasta immune dal bug (è troppo “grande” per attacchi del genere), però questo potrebbe farci riflettere su quanti dati abbiamo lasciato in mano a “nessuno” (non essendo facilmente reperibile un “sig. Google” su cui poter fisicamente sfogare eventuali malfunzionamenti).

Notizia di qualche ora fa: in America sono cambiati i termini di utilizzo dei servizi Google, la società di Mountain View ora può “migliorare” questo “servizio di pubblicità” leggendo le mail degli utenti. In Italia questo non è ancora attivo (non si sa per quanto saremo “immuni” alla cosa, non penso per molto) e, quasi sicuramente, sarà imposto e basta (nessun tribunale potrebbe vincere una causa, in quanto Google potrebbe difendersi dicendo di aver spiegato tutto all’utente allegandogli i nuovi termini di utilizzo in una qualsiasi mail, nonostante quest’ultima potrebbe essere facilmente scambiata per spam o classificata come “inutile”).

Ed ecco che saremo bombardati di pubblicità! Banner, pubblicità su YouTube, mail…OVUNQUE!

Ricordate i “bei vecchi tempi” in cui più di una volta al giorno il telefono fisso squillava a favore di una voce (solitamente graziosa) che proponeva prodotti X dell’azienda Y? Proposte sempre bocciate con la frase “mi scusi, ma non mi interessa”. Ora non possiamo più farlo, perché con tutto questo “controllo” il prodotto X dell’azienda Y potrebbe veramente interessarci (e, soprattutto, loro SANNO che potrebbe veramente interessarci) portando qualche utente, magari con meno fermezza, a cadere nel tranello.

Per non parlare di Google Maps: praticamente Google potrebbe sapere dove siamo 24/7.

Ovviamente Google non ci controlla da oggi, neanche da ieri. La notizia della modifica dei termini di utilizzo è un buon motivo per riprendere la riflessione iniziata qualche riga fa, ovvero: quali sono i dati che abbiamo lasciato in mano e, soprattutto, a chi?

Google offre un servizio di “trasparenza” riguardo il suo servizio (Google Dashboard), se non l’avete mai visto date un’occhiata a cosa Google sa di voi.

È giunto il momento che Google si faccia un po’ di c***i suoi?