L’evoluzione dei display degli smartphone

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Gli smartphone sono ormai una parte importante nella nostra vita.

Una recente indagine ha dimostrato che in media guardiamo il display del nostro cellulare, 150 volte al giorno. Ma come siamo arrivati fino a qui?

Nel 1984 esordiva sul mercato il Motorola DynaTAC8000X, costava quattromila dollari e per trasportarlo c’era bisogno di una borsa apposita. Nel 1989 arrivò il primo cellulare tascabile, prodotto sempre dalla Motorola. Era il Micro Tac  e aveva uno sportellino che copriva i tasti e un display da sole due righe.

Da allora c’è stata una continua sfida a produrre cellulari sempre più piccoli. Nel 1996 uscì il primo palmare, prodotto dall’azienda finlandese Nokia, il Nokia 9000 Communicator, con uno schermo più ampio e la tastiera Qwerty.

All’inizio degli anni 2000 il mercato mobile subì una grande svolta: uscì il Nokia 3310, che fu uno dei cellulari più venduti di sempre. Compatto, con tasti maneggevoli per scrivere più velocemente gli sms e display adatti per giocare ai primi videogame semplici, ma immortali.

Nel 2002, con l’arrivo del BlackBerry 5810 i display furono più grandi e a colori, con la possibilità di connettersi facilmente ad internet e ricevere le e-mail. Da allora ci fu un inversione di tendenza: il display rubò sempre più spazio ai tasti fino a sostituirli completamente nel 2007, con l’arrivo del primo iPhone. Con i cellulari si iniziò a navigare in internet, sui social network, inviare e-mail e usare applicazioni sempre più complesse.

Come si può notare, l’evoluzione è stata continua e progressiva e negli ultimi anni è percettibile una accelerazione. Questo fenomeno è dovuto anche alla maggiore diffusione di phablet, 20 milioni nel 2013 con display da 5,6 pollici in su.

Secondo uno studio diffuso nelle scorse settimane, ci sarà un ulteriore crescita esponenziale.

Riguardo agli smartphone, il formato da 5 pollici che si è diffuso rapidamente nel corso dello scorso anno, potrebbe rimanere invariato per il prossimo futuro.

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